La campagna elettorale di Andrea Orlando, candidato alla segreteria del Partito Democratico, mercoledì 8 marzo ha fatto tappa a Ciampino, la porta dei castelli romani.

Ad attenderlo nella Sala Istituzionale, quella del Consiglio Comunale,  tantissimi cittadini intervenuti per ascoltare quelli che saranno i temi della sua mozione congressuale.

Un consenso che cresce di giorno in giorno e che convince sui temi della ridistribuzione economica, della solidarietà sociale, della difesa e affermazione dei diritti civili ma soprattutto sulla volontà di  riportare al centro del dibattito i valori di un centrosinistra laico, riformista e attento alle questioni sociali che solo una candidatura di solidità e spessore come la sua può garantire.

Ad accoglierlo e presentarlo alla città Il Sindaco di Ciampino Giovanni Terzulli, i consiglieri regionali Simone Lupi, Massimiliano Valeriani e  Mario Ciarla  e la Senatrice Monica Cirinnà.

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Ad anticipare l’intervento di Andrea Orlando, Silvia Carocci, esponente di spicco del Partito Democratico di Artena e consigliere comunale, che con grande grinta e passione ma anche con enorme delusione parla di un Pd perduto un Pd in cui non ci si riconosce più, un partito che ha perso molte opportunità di essere rappresentativo  per la collettività.

“Quello che vi propongo è di ridurre le distanze. Quelle economiche, sociali, culturali. E anche le distanze tra di noi. Non è semplice perché viviamo in un mondo lacerato, in una società divisa e alla fine queste divisioni si sono proiettate anche su di noi” – ha così iniziato Andrea Orlando – “In un tempo nel quale il Presidente della Cina comunista fa l’elogio della globalizzazione e il Presidente degli Stati Uniti si pone alla testa dei suoi detrattori non ci sono ricette semplici e non basteranno slogan efficaci. Io avanzo alcune proposte e un percorso per costruirne insieme altre. Sì, perché vorrei che questi giorni che ci separano dal congresso siano anche l’occasione per far crescere dal basso un progetto, coinvolgendo quella parte del Paese che può guardare a noi e riconoscersi. L’Italia è un Paese bellissimo, l’abbiamo detto tante volte, ma è anche un Paese che continua a soffrire. Ha grandi risorse inespresse, il nostro lavoro è farle uscire allo scoperto, mobilitandole verso una riscossa civile e sociale. E questa riscossa può avvenire soltanto con i piedi ben piantati in Europa.”

Molta l’attenzione dei presenti nell’ascoltare le parole del ministro che, senza alzare i toni della contrapposizione elettorale,  ha poi detto: “Ho deciso di candidarmi perché credo ci voglia responsabilità, perché credo che il  Partito Democratico debba cambiare profondamente per poter essere utile al paese”.

Quale tema migliore se non quello di avviare una riflessione sugli aspetti più importanti sui quali il partito che sa e vuole guidare l’Italia intende costruire un rinnovato progetto politico e un patto con gli italiani? Certamente una partenza difficile ma sicuramente la più concreta, la più sentita non solo da quei tanti compagni  e amministratori che ancora oggi e quotidianamente si confrontano sui territori ma anche da coloro che hanno perso la fiducia nel nostro partito e che rivendicavano il diritto di interpretare autenticamente l’identità di sinistra, e l’eredità del grande partito berlingueriano.

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